Noi non ci pensiamo. E neppure ci viene in mente.
Ma per i soccorritori che stanno andando ad Haiti la priorità non è solo il cibo, l’assistenza medica, è anche un’altra. È quella dell’epidemie.
Colera, tifo, dissenteria. Nomi che in Italia facevano paura quanto la peste, flagelli che decimavamo le popolazioni e si abbattevano come castighi divini su città e campagne. Ma erano le città del Medioevo, del Rinascimento, dell’acqua da andare a prendere nei pozzi, delle fognature quasi inesistenti, della convivenza quotidiana fra uomini e animali. Condizioni igieniche di prima della rivoluzione industriale. E nessuna casa aveva l’acqua corrente.


Gli insediamenti umani sono legati all’acqua: per capirlo, basta l’elenco dei Comuni italiani i cui nomi hanno a che fare con l’acqua…
Ancora oggi non è chiaro se fu la necessità dell’irrigazione a determinare il sorgere delle città, o se fu la concentrazione di grandi masse di coltivatori a promuovere nuove tecniche di utilizzo dell’acqua. Dalle prime dighe sul corso del Nilo, nel 4000 a.c., alle dighe delle Tre Gole della Cina odierna, ogni civiltà si è confrontata con la crescente domanda d’acqua. E quando le riserve naturali sono diventate insufficienti è stato necessario creare un’alternativa: gli invasi artificiali. Due sono i fattori che determinano il tipo di diga da realizzare: la disponibilità dei materiali da costruzione in loco e le condizioni geologiche del sito.
Non è netta la distinzione tra erosione superficiale ed erosione torrentizia: già durante un’abbondante pioggia, su un terreno privo di vegetazione, le acque dilavanti tendono a disporsi seguendo un sistema di numerosi solchi, che incidono il suolo secondo linee parallele o confluenti tra loro.
La legge Galli, “Disposizioni in materia di risorse idriche” ha introdotto nel panorama della gestione dei sistemi idrici l’ambito territoriale ottimale (ATO).
L’8 luglio 1997 con delibera regionale n. 43 vengono costituiti i 4 Ambiti Territoriali Ottimali, corrispondenti ognuno a una delle Province.

