Nel 1992 si tenne a Rio de Janeiro la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente Naturale e Sviluppo (Earth Summit). In quell’occasione, nacque l’idea della Agenda 21.
Nell’Agenda 21 (che significa “cose che ci sono da fare nel ventunesimo secolo”), si ribadì il principio dello sviluppo sostenibile: non si doveva più parlare di protezione dell’ambiente, di sola conservazione della biosfera, ma si doveva accettare il fatto che l’umanità potesse e dovesse crescere in modo armonico con le leggi ecologiche che, da sempre, governano la Terra.
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Ancora oggi non è chiaro se fu la necessità dell’irrigazione a determinare il sorgere delle città, o se fu la concentrazione di grandi masse di coltivatori a promuovere nuove tecniche di utilizzo dell’acqua. Dalle prime dighe sul corso del Nilo, nel 4000 a.c., alle dighe delle Tre Gole della Cina odierna, ogni civiltà si è confrontata con la crescente domanda d’acqua. E quando le riserve naturali sono diventate insufficienti è stato necessario creare un’alternativa: gli invasi artificiali. Due sono i fattori che determinano il tipo di diga da realizzare: la disponibilità dei materiali da costruzione in loco e le condizioni geologiche del sito.
Nei paesi industrializzati l’acqua potabile è considerato un dato di fatto. L’idea di morire di colera o di malattie dell’apparato gastro-intestinale non è nemmeno presa in considerazione. Eppure non si può dire altrettanto per molti paesi in via di sviluppo, dove l’acqua da fondamento di vita diventa causa di malattia e di decesso.
La legge Galli, “Disposizioni in materia di risorse idriche” ha introdotto nel panorama della gestione dei sistemi idrici l’ambito territoriale ottimale (ATO).
Il 1994 è un anno di svolta per la gestione dell’acqua pubblica italiana. La legge n. 36 “Disposizioni in materia di risorse idriche”, meglio conosciuta come legge Galli, riorganizza il sistema idrico nazionale tramite l’introduzione di alcuni principi.
L’8 luglio 1997 con delibera regionale n. 43 vengono costituiti i 4 Ambiti Territoriali Ottimali, corrispondenti ognuno a una delle Province.