In genere, se pensiamo al fabbisogno di acqua per una popolazione pensiamo all’acqua potabile. Invece quasi due terzi dell’acqua dolce sfruttata sul pianeta viene destinata alle coltivazioni.
Forse proprio con la rivoluzione neolitica, che ha segnato il passaggio all’agricoltura, il genere umano ha capito che somministrando acqua alle piante, in condizioni di relativa siccità, può ottenere raccolti abbondanti.
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lunedì, 14 febbraio 2011 Risorsa acquaL’acqua in agricoltura
Menta e rosmarino
Spesso a casa abbiamo a che fare con specie di cui non conosciamo la provenienza geografica, né l’ambiente in cui sono nate spontaneamente o sono state coltivate: è così per molte piante comunemente usate nella nostra cucina. Possiamo intuire se l’ambiente da cui provengono era più o meno ricco di acqua?
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La civiltà dei fiumi
Per tutte le civiltà della Storia, il fiume ha rappresentato fonte di cibo e di acqua, risorsa per l’agricoltura e l’allevamento, via di comunicazione e opportunità di commercio.
E non è un caso che le più importanti civiltà della Storia antica siano fiorite lungo il corso di grandi fiumi, come il Nilo in Egitto, il Tigri e l’Eufrate in Mesopotamia, l’Indo e il Gange nel subcontinente indiano, il Tevere nella nostra penisola.
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I ghiacci del pianeta
La Terra è il pianeta del sistema solare più ricco di acqua. Ma non tutta l’acqua si trova allo stato liquido, anzi: molta dell’acqua dell’idrosfera è immobilizzata sotto forma di ghiaccio. Può esserlo solo temporaneamente, quando si formano la neve la grandine, o la brina; oppure può rimanere ghiaccio a lungo, costituendo appunto i ghiacci del pianeta.
I ghiacci si trovano distribuiti ai poli, a formare le calotte glaciali, o sulle parti più elevate dei rilievi continentali, costituendo i ghiacciai.
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I problemi di disponibilità idrica
Un tempo lontano, la possibilità di reperire acqua potabile o ad uso agricolo era condizione fondamentale per decidere la convenienza o meno di un insediamento, o di un semplice edificio residenziale. Oggi, grazie ad efficienti reti idriche, nelle nostre città è sufficiente aprire un rubinetto per far scorrere acqua abbondante e pulita, pronta ad ogni nostra necessità. Ma non è così ovunque.
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Il problema del riscaldamento globale
Con le sue attività, l’uomo è in grado di modificare il clima, con il disboscamento, l’agricoltura, la cementificazione, la costruzione di invasi d’acqua artificiali, il prosciugamento delle paludi; ma anche la composizione dell’atmosfera può cambiare, a causa degli incendi e delle combustioni in genere, che immettono nell’atmosfera una quantità eccessiva di anidride carbonica CO2 e di altri gas, noti complessivamente con il nome di gas serra.
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Energia dalle maree
Oltre al sole e al vento, ci sono altre forme di approvvigionamento di energia che non costano nulla, e che sono eterne: sono le maree, il cui incessante movimento potrebbe fornire una significativa integrazione nell’ambito delle energie rinnovabili, e senza provocare problemi di inquinamento.
Sono dunque senza dubbio fonte di energia pulita, e inesauribile. Ma ci sono alcuni limiti.
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I metodi di irrigazione
Tutti sappiamo che le piante hanno bisogno di acqua. Ma se per le piante selvatiche non c’è che da aspettare l’acqua dal cielo, per quelle coltivate è bene che l’uomo si adoperi a fornire loro un adeguato quantitativo del prezioso e insostituibile liquido. È così che nasce l’esigenza della irrigazione, una pratica antica quanto la stessa semina. E la maggior parte dell’acqua, nel mondo, si usa proprio a fini agricoli.
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La storia della Haven
Fra pochi mesi, saranno venti anni che il relitto della petroliera Haven giace sul fondo del mare al largo di Arenzano e Cogoleto. Chi in quei giorni c’era, si ricorda quell’enorme colonna di fumo nero che si stagliava nel cielo limpido. La si poteva vedere da ogni punto della Riviera. Fun disatro ecologico, che – alcuni dicono – continua ad avere effetti dannosi ancora oggi. Ecco come è andata.
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L’inquinamento biologico
La sola presenza di specie animali o vegetali là dove non dovrebbero essere, può essere considerata una forma di inquinamento? Sì: si chiama inquinamento biologico, e talvolta può risultare assai grave. Ne parleremo a proposito degli ecosistemi acquatici, sia di tipo continentale che marino. È sottinteso che i responsabili, volenti o nolenti, dell’inquinamento biologico siamo noi.
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