Molte delle aree protette in Provincia di Genova sono state istituite anche e soprattutto perché hanno al loro interno ecosistemi acquatici da preservare e valorizzare.
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mercoledì, 16 giugno 2010 Risorsa acquaL’acqua e le aree protette in Provincia di Genova
Alcuni insetti acquatici della nostra fauna
Vi vogliamo presentare quattro insetti legati all’acqua, facilmente osservabili nei nostri ambienti umidi.
È un’occasione per saperne di più ed apprezzare così la biodiversità dei nostri ecosistemi.
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L’inquinamento biologico
La sola presenza di specie animali o vegetali là dove non dovrebbero essere, può essere considerata una forma di inquinamento? Sì: si chiama inquinamento biologico, e talvolta può risultare assai grave.
Ne parleremo a proposito degli ecosistemi acquatici.
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Curare il dissesto
Mi dicono che per far risparmiare i Servizi sanitari regionali, basterebbe ridurre il numero dei casi di malattia: prevenire, insomma, costa meno che curare.
Credo che anche per il dissesto idrogeologico valga lo stesso ragionamento.
I composti organici alogenati
Le acque del pianeta sono seriamente minacciate dai composti organici alogenati, sostanze molto tossiche che possono avere conseguenze catastrofiche a livello globale, anche in piccole quantità.
Alcune di queste sostanze vengono prodotte per sintesi da derivati del petrolio, per svariatissimi usi: sono utilizzate infatti come insetticidi, plastificanti e materie plastiche, solventi, diluenti, refrigeranti.
Neve alpina e neve appenninica
Nella cultura eschimese, la parola neve viene espressa in almeno 30 modi diversi, per evidenziarne le differenze di consistenza, grumosità, leggerezza, temperatura, dimensione dei fiocchi. Anche noi in Italia potremmo fare almeno una distinzione fra neve alpina e neve appenninica.
Di questa differenza ci accorgiamo spesso in Liguria: pur essendo una regione dal clima non eccessivamente rigido, se paragonato a quello di certe zone alpine, gli ambienti dell’entroterra della Liguria soffrono particolarmente gli inverni nevosi. A risentirne sono nello specifico i rimboschimenti di conifere come l’abete rosso, detto anche peccio, e il pino nero, detto anche pino austriaco.
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Acqua in redazione
Dobbiamo stare sul pezzo? Sì, certo. Facciamo vedere che siamo continuamente aggiornati, è il bello di Internet, no? Vero: un sito non è come un libro, più lo cambiamo è meglio è, che cosa hai trovato? Notizie fresche non ce ne sono, qui c’è sempre Haiti – l’abbiamo già messo – ah sì, per i potabilizzatori, poi roba sul dissesto, se non smette di piovere viene giù qualcosa d’altro, questa’Italia ha proprio i piedi di argilla… sarà il caso di mettere qualcosa sulla Liguria? Non so, capisco che è la nostra regione, ma c’è differenza con quello che succede in Calabria e in Sicilia? Bella domanda, forse questa è l’idea per farci un articolo… siamo così impestati da fenomeni di dissesto idrogeologico che fra un po’ ci toccherà fare delle distinzioni.
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Il pastore e la frana (riflessioni davanti alla TV, guardando i disastri di San Fratello e Maierato)
Se non fosse tragico, se non si trascinasse dietro l’immagine di morte e distruzione, questo paradosso sarebbe quasi buffo. E il paradosso è che viviamo in un’epoca fatta di GIS, di guidatori satellitari e di bande larghe, di acceleratori di particelle e di computer a comando vocale. Non mai c’è stato, in tutta la storia umana, un periodo in cui maggiore fosse la conoscenza delle leggi che regolano la natura, dell’intima struttura della materia, delle dinamiche ecologiche. Oggi c’è chi si laurea in scienze ambientali, chi si specializza in idrogeologia.
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Le acque di Haiti
Noi non ci pensiamo. E neppure ci viene in mente.
Ma per i soccorritori che stanno andando ad Haiti la priorità non è solo il cibo, l’assistenza medica, è anche un’altra. È quella dell’epidemie.
Colera, tifo, dissenteria. Nomi che in Italia facevano paura quanto la peste, flagelli che decimavamo le popolazioni e si abbattevano come castighi divini su città e campagne. Ma erano le città del Medioevo, del Rinascimento, dell’acqua da andare a prendere nei pozzi, delle fognature quasi inesistenti, della convivenza quotidiana fra uomini e animali. Condizioni igieniche di prima della rivoluzione industriale. E nessuna casa aveva l’acqua corrente.
Sulle rive del lago di Massaciuccoli
Le catastrofi naturali sono di due tipi: quelle provocate da cause geologiche, endogene, come terremoti ed eruzioni vulcaniche, e quelle dovute a cause esogene, essenzialmente climatiche, come uragani, cicloni e trombe d’aria, ma anche idrogeologiche, come inondazioni, frane, valanghe, avanzata dei deserti e siccità. Nelle prime l’acqua non c’entra, nelle seconde sì.
Per le prime, noi non possiamo fare niente: l’unica cosa che possiamo fare è evitare al massimo i prevedibili danni, non possiamo impedire che accadano. Per le seconde, invece, il discorso è molto diverso.
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