La storia della gestione planetaria delle risorse naturali, fra cui l’acqua, ha una data e un luogo da ricordare. Il 1992 e Rio de Janeiro.
Fu in quella data e in quel posto che fu plasmato definitivamente e offerto al mondo un concetto (una filosofia, uno stile di vita, un modello economico: scegliete voi) destinato ad entrare nel nostro quotidiano di questi primi anni del Terzo Millennio. Il concetto di sviluppo sostenibile.
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lunedì, 31 maggio 2010 Gestire acqua, Risorsa acquaLo sviluppo sostenibile e l’agenda 21
Laghi e spartiacque: l’invaso del Gorzente
“Esistono a breve distanza dalla vetta del Ligure Appennino nude e spaziose valli, sopra fondo di rocce impermeabili che presentano gli indizi di aver servito ad antichissimi depositi d’acqua i quali per erosioni si aprirono col lungo tempo il varco sul versante Nord”. Così descriveva l’Ing. Bruno, nella sua “Monografia sull’Acquedotto De Ferrari Galliera”, il territorio individuato per la realizzazione del nuovo acquedotto. Il progetto è stato il primo esempio in Italia e nel mondo di utilizzo integrato di un corso d’acqua mediante sbarramenti artificiali.
Breve storia della diga
Ancora oggi non è chiaro se fu la necessità dell’irrigazione a determinare il sorgere delle città, o se fu la concentrazione di grandi masse di coltivatori a promuovere nuove tecniche di utilizzo dell’acqua. Dalle prime dighe sul corso del Nilo, nel 4000 a.c., alle dighe delle Tre Gole della Cina odierna, ogni civiltà si è confrontata con la crescente domanda d’acqua. E quando le riserve naturali sono diventate insufficienti è stato necessario creare un’alternativa: gli invasi artificiali. Due sono i fattori che determinano il tipo di diga da realizzare: la disponibilità dei materiali da costruzione in loco e le condizioni geologiche del sito.
Le fasi del ciclo tecnologico: la captazione
Il significato della parola captare è “impadronirsi”, “prendere”. Quando riferiamo questo termine all’acqua stiamo parlando di prelievo, ovvero quell’operazione di sottrazione di risorsa idrica dall’ambiente.
L’operazione di captazione è una fase molto delicata, in quanto si interviene direttamente sul ciclo naturale dell’acqua. Per evitare che il prelievo influisca negativamente sul ciclo naturale, provocando un depauperamento delle risorse idriche, ad esempio sfruttando più del dovuto le falde acquifere.
La captazione può riguardare due tipi di fonti di approvvigionamento. Si parla di captazione in superficie, in caso di prelievo da fiumi e corsi d’acqua in genere. Se l’approvvigionamento riguarda acqua di falda invece si tratta di captazione in profondità.
Il ciclo “antropico” dell’acqua
L’acqua è l’elemento fondamentale per la vita umana e del resto del pianeta. Per questo da secoli l’uomo interviene nel ciclo naturale dell’acqua, cercando di assicurarsene la disponibilità. Il ciclo tecnologico dell’acqua, infatti, consiste nella modifica del ciclo naturale per usi antropici. Punto di partenza del ciclo è la captazione, per cui s’intende la sottrazione di risorsa idrica all’ambiente naturale. Successivamente l’acqua viene raccolta, creando una riserva, che può essere naturale o artificiale come una diga.
Il ciclo tecnologico dell’acqua
Da secoli l’Uomo ha cercato i modi più efficaci per assicurarsi la disponibilità di questa preziosa e indispensabile risorsa in perenne movimento che è l’acqua. Quando lo fa, va a modificare il ciclo dell’acqua.
Il ciclo naturale dell’acqua raffigura il modo con cui l’acqua si sposta da un luogo all’altro della Terra.
Il motore del ciclo dell’acqua è l’energia del Sole, che fa evaporare l’acqua dalla superficie dei mari e degli oceani, ma anche dai laghi, dalle foreste e da tutti gli altri ambienti della terraferma.


