Giulio Verne, prolifico autore di romanzi d’avventura ambientati nel futuro, e considerato fra i padri della fantascienza, nel suo celebre “Ventimila leghe sotto i mari” commise un errore: descrisse una tempesta sottomarina in cui si dibatté il Nautilus nelle profondità delle acque della Norvegia.
Non esistono tempeste sottomarine. Gli unici movimenti al di sotto della superficie del mare sono le lente e costanti correnti oceaniche, lungo percorsi ben noti, legati alla morfologia dei fondali, ed alla dinamica dei fluidi della Terra. Ma ci può essere uno tsunami, un maremoto.
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mercoledì, 16 marzo 2011 Acqua in natura, Acqua notizieLo tsunami e il fatalismo
I ghiacci del pianeta
La Terra è il pianeta del sistema solare più ricco di acqua. Ma non tutta l’acqua si trova allo stato liquido, anzi: molta dell’acqua dell’idrosfera è immobilizzata sotto forma di ghiaccio. Può esserlo solo temporaneamente, quando si formano la neve la grandine, o la brina; oppure può rimanere ghiaccio a lungo, costituendo appunto i ghiacci del pianeta.
I ghiacci si trovano distribuiti ai poli, a formare le calotte glaciali, o sulle parti più elevate dei rilievi continentali, costituendo i ghiacciai.
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Come arginare l’erosione costiera
Come altre porzioni delle coste europee dalle caratteristiche simili, buona parte del litorale italiano è soggetto alla erosione da parte del mare, dato che l’apporto dei detriti da parte dei corsi d’acqua che sfociano in mare (specialmente sul versante tirrenico e nelle zone insulari) è inferiore alla quantità di materiale che i movimenti del mare tendono ad asportare dalla linea di costa.
Si pone dunque il problema di come arginare l’erosione costiera, con implicazioni economiche di non scarso rilievo.
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Alcuni insetti acquatici della nostra fauna
Vi vogliamo presentare quattro insetti legati all’acqua, facilmente osservabili nei nostri ambienti umidi.
È un’occasione per saperne di più ed apprezzare così la biodiversità dei nostri ecosistemi.
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L’inquinamento biologico
La sola presenza di specie animali o vegetali là dove non dovrebbero essere, può essere considerata una forma di inquinamento? Sì: si chiama inquinamento biologico, e talvolta può risultare assai grave.
Ne parleremo a proposito degli ecosistemi acquatici.
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Le sostanze disciolte in acqua
In natura non è possibile trovare acqua pura, ma sempre soluzioni acquose di sali e gas disciolti. Sono proprio le sostanze disciolte che differenziano un tipo di acqua da un altro, e ciò è dovuto alle straordinarie proprietà solventi dell’acqua stessa. In sintesi, se vogliamo distinguere un’acqua da un’altra, dobbiamo guardare che cosa c’è dentro: come sulle etichette delle acque minerali.
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Neve alpina e neve appenninica
Nella cultura eschimese, la parola neve viene espressa in almeno 30 modi diversi, per evidenziarne le differenze di consistenza, grumosità, leggerezza, temperatura, dimensione dei fiocchi. Anche noi in Italia potremmo fare almeno una distinzione fra neve alpina e neve appenninica.
Di questa differenza ci accorgiamo spesso in Liguria: pur essendo una regione dal clima non eccessivamente rigido, se paragonato a quello di certe zone alpine, gli ambienti dell’entroterra della Liguria soffrono particolarmente gli inverni nevosi. A risentirne sono nello specifico i rimboschimenti di conifere come l’abete rosso, detto anche peccio, e il pino nero, detto anche pino austriaco.
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Il pastore e la frana (riflessioni davanti alla TV, guardando i disastri di San Fratello e Maierato)
Se non fosse tragico, se non si trascinasse dietro l’immagine di morte e distruzione, questo paradosso sarebbe quasi buffo. E il paradosso è che viviamo in un’epoca fatta di GIS, di guidatori satellitari e di bande larghe, di acceleratori di particelle e di computer a comando vocale. Non mai c’è stato, in tutta la storia umana, un periodo in cui maggiore fosse la conoscenza delle leggi che regolano la natura, dell’intima struttura della materia, delle dinamiche ecologiche. Oggi c’è chi si laurea in scienze ambientali, chi si specializza in idrogeologia.
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Sulle rive del lago di Massaciuccoli
Le catastrofi naturali sono di due tipi: quelle provocate da cause geologiche, endogene, come terremoti ed eruzioni vulcaniche, e quelle dovute a cause esogene, essenzialmente climatiche, come uragani, cicloni e trombe d’aria, ma anche idrogeologiche, come inondazioni, frane, valanghe, avanzata dei deserti e siccità. Nelle prime l’acqua non c’entra, nelle seconde sì.
Per le prime, noi non possiamo fare niente: l’unica cosa che possiamo fare è evitare al massimo i prevedibili danni, non possiamo impedire che accadano. Per le seconde, invece, il discorso è molto diverso.
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Gli indicatori biologici
Meno costosi e più rapidi delle analisi di laboratorio, gli organismi noti come indicatori biologici sono uno strumento efficace per “fotografare” lo stato di conservazione di un ambiente acquatico e per valutare in maniera sintetica l’impatto antropico e l’inquinamento che ne deriva.
Il presupposto che porta all’uso degli indicatori biologici, sia per gli ecosistemi acquatici che per quelli terrestri, è dato dal fatto che le comunità viventi modificano la loro composizione (in numero di specie e in numero di individui) a seconda delle condizioni ambientali cui sono sottoposte. Così, mentre in condizioni naturali le comunità sono formate da molte specie, ciascuna presente con un numero limitato di individui, gli ambienti inquinati sono popolati da comunità composte da poche specie, ciascuna rappresentata da moltissimi individui: infatti, le poche specie capaci di adattarsi a situazioni difficili, e quindi di sopravvivere, non trovano più le specie competitrici o predatrici che ne limitano la crescita numerica.
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