Per motivare le alluvioni, dai mezzi di comunicazione di massa vengono spesso invocate le cause più disparate. In genere tali cause si possono riassumere a tre: gli eventi meteorici eccezionali, il dissesto idrogeologico di molte regioni italiane, e lo stato di incuria in cui versano gli alvei di corsi d’acqua.
Come si può facilmente capire, in realtà, le alluvioni sono spiegabili ammettendo la contemporaneità delle cause citate, ed aggiungendone magari qualche altra, come l’aver costruito scriteriatamente degli edifici nello stesso alveo dei corsi d’acqua.
In questa sede, vogliamo però sottolineare come debba essere trattata con una certa cautela la prima delle ragioni addotte per spiegare le alluvioni, quella che si riferisce alla eccezionalità dell’evento meteorologico.
Prendiamo per esempio una città come Genova (ma in genere questo discorso vale per tutta la zona della riviera ligure, della Provenza e della Versilia), soggetta ad episodi alluvionali quasi ogni anno a partire dal 1992, dopo l’alluvione del 1970.
Se si guarda la media della piovosità annuale di Genova, si nota che essa non si discosta molto da quella che può essere la media di città come Milano o Roma.
Se invece esaminiamo con maggiore attenzione la distribuzione della piovosità a Genova durante l’arco dell’anno, si nota come le piogge siano concentrate essenzialmente in due periodi, quello autunnale e (meno) quello primaverile, e come tali piogge siano intervallate di solito da lunghi periodi di siccità. La sola lettura della piovosità media risulta dunque fuorviante.
Quando poi si considerano i dati di piovosità circa gli eventi meteorici eccezionali, andando a confrontare non solo i valori in mm della pioggia caduta, ma anche la frequenza con cui tali fenomeni avvengono, si scopre che questi si ripetono quasi sistematicamente ogni anno: possono dunque essere definiti eccezionali?
D’altra parte, un sospetto lo avevamo già: disastri alluvionali che si ripetono sistematicamente, in pratica ogni anno, non possono più essere definiti anomali, irripetibili.
L’aumento nella loro frequenza è pertanto imputabile non solo a fattori climatici, ma soprattutto ad altre due ragioni: al grave dissesto idrogeologico dei nostri rilievi, flagellati dagli incendi dolosi, ed al quale si cerca di porre rimedio risistemando i bacini imbriferi, ed alla situazione precaria degli alvei di torrenti e fiumi, che pongono oggi non pochi problemi di ingegneria idraulica, soprattutto dove la speculazione edilizia ha drasticamente ridotto lo spazio disponibile per lo scorrere libero delle acque.
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