Acqua in natura, Risorsa acqua lunedì, 24 maggio 2010

L’inquinamento biologico


alga-bPer inquinamento biologico si intende l’introduzione, voluta o casuale, di specie animali o vegetali provenienti da ambienti in genere geograficamente distanti, in un ecosistema analogo a quello originario. Le conseguenze per l’ecosistema biologiamente inquinato, in alcuni casi, sono particolarmente gravi e talora irreversibili.

L’introduzione di nuove specie in un ambiente diverso dall’originario può provocare danni gravi, a partire dalla scomparsa degli organismi autoctoni che prima occupavano la stessa nicchia ecologica.

Il danno che una specie introdotta può causare su quelle indigene può risultare un effetto non solo di tipo diretto, per la competizione della nuova specie con quelle già presenti, ma anche di tipo indiretto: la trasformazione dell’habitat colonizzato è marcata, cambiano le sue caratteristiche fisico-ambientali, e quell’ambiente diventa ostile per la vita delle specie originarie.

Negli ultimi anni l’inquinamento biologico del territorio italiano sta assumendo proporzioni rilevanti a causa della importazione, sempre più difffusa, di animali e piante esotiche, che spesso vengono acquistati per seguire le mode del momento ma senza avere una reale conoscenza delle tecniche di allevamento o coltivazione.

Le piante vengono introdotte in genere a scopo ornamentale, ma da parchi e giardini sfuggono nei vicini ambienti naturali e seminaturali, dove proliferano anche in modo abnorme. Gli stessi animali vengono abbandonati senza pensare a tutti i rischi per l’ambiente che questo atteggiamento comporta.

In Italia sono molti gli esempi di inquinamento biologico, che esporremo limitandoci agli ecosistemi acquatici.

In pianura Padana e altrove (ad esempio sul lago Trasimeno) la invadenza della nutria (Myocastor corpus) ha portato a una forte alterazione dell’ambiente palustre e ripario, con conseguente allontanamento di numerosi uccelli acquatici; la tartaruga dalle orecchie rosse americana (Trachemys scripta elegans) ha soppiantato, in molte zone d’Italia, la tartaruga palustre locale (Emys orbicularis); la rana toro (Rana catesbeiana) si è acclimatata nelle zone paludose del Po intorno a Mantova e a Pavia, e con la sua voracità costituisce un danno alla fauna locale.

La peste d’acqua Lemna minor e il giacinto d’acqua Eichhornia crassipes, con la loro eccessiva proliferazione, stanno cambiando le caratteristiche dei corsi d’acqua lenti e degli stagni di molte aree pianeggianti in Italia, ad esempio nella bassa Padana e lungo il Tevere.

L’inquinamento biologico non riguarda solo le acque dolci, ma anche il mare. In tempi recenti, ben due alghe sono state definite “alghe-killer” dai mezzi di informazione che si preoccupavano dell’integrità dei nostri ecosistemi costieri.

La prima è la Caulerpa taxifolia, sfuggita forse nel 1984 da qualche acquario (si pensa a quello di Montecarlo, nella vicina costa Azzurra, dove fu segnalata la prima volta); la sua diffusione verso la Spagna e verso l’Italia e la sua proliferazione stanno alterando gli equilibri delle biocenosi marine di scogliera, comprese quelle della Liguria.

La seconda è la Ostreopsis vaginata, un’alga microscopica di origine tropicale, probabilmente giunta da noi nelle incrostazioni di carena di qualche nave mercantile; il suo ciclo biologico, favorito dalla tropicalizzazione del Mediterraneo (leggi: riscaldamento del nostro mare dovuto all’effetto serra) sta creando da qualche stagione problemi anche alla salute umana: sembra infatti che durante una fase del suo ciclo sia in grado di secerenere una tossina dannosa alle vie respiratorie. L’allarme è scoppiato proprio a Genova nel luglio 2005, quando alcune decine di bagnanti furono ricoverati al Pronto Soccorso con sintomi fino ad allora sconosciuti, e si è ripetuto nell’estate del 2006, quando le Autorità furono costrette a vietare la balneazione per qualche giorno. Piogge, mare mosso e diminuzione della temperatura allontanarono il pericolo, anche se il problema di questa ultima forma di inquinamento biologico, che Genova condivide con altre spiagge d’Italia, non sembra vicino alla soluzione (e potrebbe ripresentarsi).

Altri articoli che potrebbero essere di tuo interesse

Tag: , , , ,

I Commenti sono chiusi


© IREN ACQUA GAS S.p.A. P.Iva e Codice Fiscale n. 07129470014 Società con unico socio Iren S.p.A