I rimedi al grave dissesto idrogeologico in cui versa il Paese sono numerosi: In Italia, molte amministrazioni pubbliche e lo stesso Corpo Forestale, mediante le sistemazioni idraulico-forestali, lavorano per prevenire e limitare l’asportazione del suolo, e ridurre quindi i rischi del dissesto: sistemazione dei corsi d’acqua, muri di sostegno, rinverdimenti di scarpate, rimboschimenti, reti di protezione.
Nella parte alta del bacino, dove prevale l’attività erosiva, la manutenzione va intesa come conservazione del suolo per un miglior trattenimento delle acque. La copertura vegetale viva, tramite le radici, consolida il suolo e, tramite la parte aerea, lo protegge dall’erosione.
Accanto ai tradizionali interventi di rimboschimento (meglio se con specie arboree autoctone), vanno incentivati gli interventi di controllo dell’erosione, del deflusso superficiale e di consolidamento dei versanti in frana; in generale, comportano una riduzione del rischio idrogeologico tutti gli interventi mirati al mantenimento della funzionalità del reticolo idrografico e alla ricostituzione di zone umide: si ottiene così un flusso più lento delle acque verso il fondovalle ed una diminuzione netta del trasporto solido.
Alcune sistemazioni idraulico-forestali effettuate per la regimazione dei corsi d’acqua prevedono opere trasversali (briglie, soglie, rampe) e longitudinali (argini, opere di protezione e consolidamento spondale) realizzate con tecniche di ingegneria naturalistica, che sfruttano il principio di seguire in modo più stretto le leggi della Natura. L’ingegneria naturalistica, infatti, predilige gli elementi naturali (piante, materiali legnosi o litici) rispetto a quelli artificiali (calcestruzzo, cemento, ferro, plastiche non biodegradabili), usa essenzialmente specie vegetali del posto (perché già adattate alle condizioni ambientali locali) e realizza opere non invasive e non deturpanti il paesaggio naturale.
Purtroppo si tratta di rimedi costosi; meglio sarebbe frenare il dissesto impedendo il taglio irrazionale dei boschi, lottare efficacemente e preventivamente contro gli incendi, limitare il pascolo in zone troppo ripide e degradate, regolamentare più di quanto si faccia oggi la circolazione dei mezzi fuoristrada, evitare quel tipo di espansione edilizia (specialmente abusiva) che impermeabilizza eccessivamente i versanti e ruba spazio al normale decorso dei fiumi, controllare i criteri di costruzione di strade e di cave. Più che di interventi, che si fanno quando il danno è ormai evidente, si tratta di regole di comportamento, a tutti i livelli, da applicare prima.
Risparmieremmo tutti.
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