Risorsa acqua martedì, 27 aprile 2010

I veleni nostri inquilini

velenoNella nuova codifica europea sulla pericolosità dei rifiuti (direttiva 91/689/CE, fatta propria dal D.Lgs. 22/97, allegato I), leggiamo che un rifiuto può essere: “esplosivo (H1) comburente (H2), facilmente infiammabile (H3), irritante (H4), nocivo (H5), tossico (H6), cancerogeno (H7), corrosivo (H8), infettivo (H9), sostanza tossica per il ciclo produttivo (H10), mutageno (H11), sostanza o preparato che, a contatto con l’acqua, l’aria o un acido, sprigiona un gas tossico o molto tossico (H12), sostanza o preparato suscettibile, dopo eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un’altra sostanza (H13), ecotossico (H14)”. Però alla fine sta scritto, “questa classificazione di pericolosità non si applica ai rifiuti domestici.”

Allora tiriamo un sospiro di sollievo e pensiamo “meno male, la nostra casa è esente da veleni…” e invece no.

Gli avvelenamenti più comuni avvengono in casa, e riguardano proprio l’ingestione accidentale di sostanze chimiche quasi sempre di sintesi, destinate ad uso diverso da quello alimentare: detersivi, detergenti vari (saponi, shampoo, bagni schiuma), ammoniaca, acidi o altri corrosivi (liquidi per sgorgare i lavandini o per eliminare il calcare), alcol, soda caustica, candeggina (o amuchina), farmaci di vario tipo, fertilizzanti, diserbanti, insetticidi, fungicidi, prodotti specifici per pulire il forno o l’acciaio o l’argenteria o le superfici in legno, smacchiatori (trielina, benzina), solventi (acquaragia, acetone, etere), e persino piante da appartamento (l’oleandro, il mughetto e la stella di Natale, ad esempio, sono molto tossici).

Naturalmente il grado di pericolosità varia da sostanza a sostanza e dipende anche dalla quantità ingerita. Se capita un avvelenamento grave fra le mura domestiche, occorre telefonare subito al più vicino centro sanitario e spiegare esattamente che tipo di sostanza è stato ingerito, se si tratta di un prodotto per l’igiene o la casa munirsi della confezione, così da poter leggere la composizione chimica riportata sull’etichetta.

Purtroppo, anche attraverso la pelle e i polmoni possiamo assorbire una discreta quantità di veleni, che potrebbe accumularsi, silenziosamente, nel nostro fegato, nei reni, nel sistema nervoso. L’assorbimento cutaneo può avvenire anche solo impugnando uno straccio o una spugna impregnata di detergente o lucido, e persino, secondo alcuni, indossare vestiti lavati con detersivi che permangono nelle fibre.

I maggiori responsabili dell’avvelenamento per inalazione (oltre al classico fumo di sigarette), negli edifici sono: il radon, la formaldeide ed altri composti organici volatili, ed i gas prodotti dalla combustione degli impianti di riscaldamento o dei piani di cottura. La “malattia da ambienti chiusi” si manifesta con cefalee, irritazione di occhi, naso e gola, tosse secca, pelle disidratata, vertigini o nausea, difficoltà di concentrazione, affaticamento, particolare sensibilità agli odori.

Per limitare i danni, gli esperti di bioarchitettura suggeriscono di preferire i prodotti di bricolage con l’etichetta “senza solvente” e magari sfruttare le virtù “purificanti” di alcune piante come il ficus, la gerbera, i crisantemi o il pothos. Ad ogni modo la cosa più importante è l’aerazione: aprire le finestre almeno un’ora al giorno fa bene, soprattutto di sera, quando scendono le emissioni inquinanti dall’esterno.

E comunque, sembra che per noi consumatori non ci sia scampo: nelle nostre case entreranno sempre dei veleni. Prodotti per la pulizia, detergenti per il bucato e le stoviglie, prodotti per l’igiene personale, disinfettanti, cibi e medicine sono fatte di sostanze chimiche velenose oppure le contengono (celebre è il caso dello sciroppo della tosse messo in commercio con il colorante perché “vendeva” di più…). Un martellamento pubblicitario ha fatto crescere molti di noi con la convinzione che più fluoruro aveva il nostro dentifricio e meglio era, fino a che non hanno iniziato a verificarsi casi di fluorosi.

Una volta, sui prodotti velenosi e potenzialmente mortali era ben evidente il simbolo del teschio con le ossa incrociate: esplicitamente chiaro e dall’aspetto pauroso, questo simbolo veniva compreso da tutti, specialmente dai bambini che non sanno ancora leggere. Adesso, per sapere che un prodotto è pericoloso, bisogna leggere l’etichetta, magari scritta in corpo 7… sulla confezione a colori sgargianti oggi il simbolo è stato tolto, scoraggiava il possibile acquirente…

Altri articoli che potrebbero essere di tuo interesse

Tag: , ,

I Commenti sono chiusi


© IREN ACQUA GAS S.p.A. P.Iva e Codice Fiscale n. 07129470014 Società con unico socio Iren S.p.A