Risorsa acqua martedì, 27 aprile 2010

I disastri ecologici del petrolio


uccello-petrolioNegli ultimi anni sono stati versati in mari ed oceani milioni di tonnellate di petrolio, in parte a causa di incidenti alle petroliere o a piattaforme petrolifere, in parte per consuete operazioni di lavaggio, e in parte per scarichi dall’entroterra.

Secondo dati ONU, dal ‘77 al ‘95 nel solo Mediterraneo sono state immesse 63500 t di idrocarburi (52% da navi, 25% da scarichi civili, 17% da industrie e 6% da altre fonti) e si sono verificati 268 incidenti di cui 202 con sversamenti di petrolio e 66 di altro materiale tossico.

Il petrolio ha effetti devastanti per gli ambienti marini: essendo più leggero dell’acqua, forma uno strato superficiale che impedisce ai raggi solari di penetrare in mare, bloccando i processi fotosintetici. Inoltre, il cosiddetto “oro nero” imbratta le branchie dei pesci, asfissiandoli, e ricopre le penne degli uccelli acquatici impedendo loro il volo.

L’elenco dei naufragi di grandi navi petroliere, responsabili di catastrofi ecologiche, è purtroppo lungo.

La “Amoco Cadiz” affondò nel 1978 davanti alle coste bretoni, versando in mare circa 230000 tonnellate di greggio. La “Maria Alejandra” esplose nel 1980 davanti alle coste della Mauritania. Nello stesso anno fece la stessa fine la “Mycene”, davanti alle coste del Senegal. Nel 1989 la “Exxon Valdez” si incagliò nel golfo dell’Alaska: 35000 tonnellate di petrolio inquinarono 1500 km di costa. Nel 1993 la petroliera “Braer” fece naufragio al largo delle isole Shetland, in Scozia. Nel 2002, davanti alla Galizia (nord della Spagna) affondò la petroliera “Erika”, la cui chiazza di petrolio arrivò a toccare sia le coste francesi che quelle portoghesi.

Ultimo in ordine di tempo (per lo meno al momento in cui scriviamo) il naufragio della nave “Sheng Neng I”, avvenuto 3 aprile scorso a ridosso della grande barriera corallina australiana. La fuoriuscita di petrolio ha formato una scia chilometrica in mare mettendo a rischio l’incolumità di uno dei più delicati e complessi ecosistemi del Pianeta.

Nel nostro mare, le due principali catastrofi avvennero entrambe nel ‘91: il traghetto “Moby Prince” e la petroliera “Haven”. Il primo, nella rada di Livorno, speronò una petroliera dell’Agip, provocando 140 morti e la fuoriuscita di 25000 tonnellate di petrolio. La petroliera cipriota “Haven”, fra l’11 e il 14 aprile 1991, bruciò affondando a poche centinaia di metri dalla costa, di fronte ad Arenzano: la colonna di fumo oscurò il cielo per molte ore, il relitto si spaccò in due e affondò posandosi a 80 metri di profondità, dove tuttora si trova.

Lo sversamento di greggio in mare può anche non essere non è però legato a naufragi di petroliere: nell’agosto 2006, durante la “guerra dell’estate”, l’aviazione israeliana bombardò e distrusse i depositi di greggio sulla costa del Libano; il petrolio si riversò in mare, con danni enormi agli ecosistemi costieri e alla ripresa economica e turistica di quel martoriato Paese. Un disastro ecologico di analoghe dimensioni si era già verificato durante la guerra del Golfo del 1991, dove i pozzi petroliferi coinvolti dagli eventi bellici riversarono il loro greggio nelle acque del golfo Persico.

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