I principali composti organici alogenati prodotti per sintesi che creano problemi di inquinamento globale sono il DDT (sigla del Dicloro-Difenil-Tricloroetano) e altri insetticidi simili, i policlorobifenili o PCB e i clorofluorocarburi o freon. Altri composti organici alogenati non vengono prodotti da nessun processo industriale, ma sono il prodotto spontaneo di reazioni chimiche incontrollate che si verificano nell’ambiente tra le sostanze elencate prima. A questo gruppo di composti appartengono le diossine.
Il DDT e gli altri insetticidi con molecola simile sono sostanze tossiche chimicamente molto stabili. Esse, una volta utilizzate, permangono inalterate nell’ambiente e nei tessuti vegetali ed animali per moltissimi anni. Il loro pericolo è legato proprio a questa lunghissima persistenza e al fenomeno del bioaccumulo, cioè all’aumento della concentrazione di queste sostanze tossiche man mano che si sale verso il vertice di una piramide alimentare.
I policlorobifenili (PCB) sono usati come liquidi isolanti, nella fabbricazione di molte materie plastiche, come additivi per vernici, ed altro ancora. La loro tossicità e il loro pericolo ecologico sono molto simili a quelli del DDT, alla cui molecola somigliano molto.
La diffusione di DDT e PCB negli ecosistemi naturali è ormai totale: queste sostanze sono state trovate nelle acque piovane di località lontanissime da ogni insediamento umano, ed anche nelle nevi dell’Antartide.
DDT e PCB si accumulano entrambi nelle catene trofiche, localizzandosi soprattutto nei tessuti ricchi di sostanze grasse. Il loro effetto è diverso a seconda degli organismi che subiscono l’avvelenamento: i più colpiti sono, in ogni caso, quelli che si trovano al vertice delle catene alimentari, che assumono dosi piuttosto elevate di veleni. L’aquila di mare, il falco pellegrino ed alcune specie di pellicano sono stati portati al limite dell’estinzione da questo tipo di inquinamento, perché DDT e PCB rendono fragile il guscio delle loro uova, che si spezza durante la cova.
Anche l’uomo è al vertice di molte catene alimentari: infatti, PCB e DDT sono stati trovati in concentrazioni allarmanti nel latte materno delle donne di molti Paesi. Alcuni medici attribuiscono a questa causa l’aumento enorme delle allergie nei bambini. Sembra che la presenza di DDT e sostanze simili nel tessuto adiposo sia collegata anche con l’insorgenza di tumori maligni.
I pericoli legati alla diffusione delle diossine sono molto simili a quelli già elencati per DDT e PCB. Le diossine però sono molto più tossiche. La loro tossicità (che è paragonabile a quella di veleni come la stricnina) è tale che non esiste una dose che non faccia danni: qualsiasi quantità di queste sostanze, anche piccolissima, è dannosa. Le diossine hanno sull’uomo, come sugli altri esseri viventi, effetti cancerogeni e mutageni, cioè possono provocare cancro e mutazioni genetiche.
Le diossine non vengono prodotte industrialmente ma si formano come sostanze di scarto durante la produzione di altri composti chimici. Inoltre, si formano spontaneamente quando vengono bruciate o scaldate una grande varietà di molecole organiche di sintesi, come la plastica. Le diossine quindi sono abbondanti in una gran numero di discariche di rifiuti industriali e anche urbani.
Una micidiale diossina, il TCDD, è tristemente famosa in Italia perchè è stata liberata in grandi quantità durante un grave incidente industriale avvenuto nel 1976 a Seveso, vicino a Milano. La zona contaminata è stata molto vasta e molto numerose le persone colpite.
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