Acqua in natura lunedì, 22 marzo 2010

Neve alpina e neve appenninica


abete-rossoNella cultura eschimese, la parola neve viene espressa in almeno 30 modi diversi, per evidenziarne le differenze di consistenza, grumosità, leggerezza, temperatura, dimensione dei fiocchi. Anche noi in Italia potremmo fare almeno una distinzione fra neve alpina e neve appenninica.

Di questa differenza ci accorgiamo spesso in Liguria: pur essendo una regione dal clima non eccessivamente rigido, se paragonato a quello di certe zone alpine, gli ambienti dell’entroterra della Liguria soffrono particolarmente gli inverni nevosi. A risentirne sono nello specifico i rimboschimenti di conifere come l’abete rosso, detto anche peccio, e il pino nero, detto anche pino austriaco.

Abete rosso e pino nero sono due specie arboree a buon accrescimento, utilizzate in passato per riforestare superfici prive di copertura boschiva, per ottenere legname di discreta qualità e per frenare il dissesto idrogeologico.

Tuttavia, se si verificano intense nevicate, queste due specie mostrano di non resistere al peso della neve che si accumula sulle loro fronde, così che spesso ne vengono stroncati rami e cime. Eppure, nei loro luoghi di origine (le Alpi orientali per il pino nero e l’Europa del Nord e la Siberia per l’abete rosso), queste alberi sopportano nevicate ben più intense e prolungate di quelle dei nostri climi.

Il motivo è legato alla netta differenza fra il peso della neve alpina e quello della neve appenninica, differenza legata alla particolarità del ghiaccio, che si dilata con l’abbassarsi delle temperature.

La neve alpina è una neve fredda: trovandosi a parecchi gradi sotto lo zero termico, i cristalli di ghiaccio sono dilatati, e la neve complessivamente è soffice e leggera.

La neve appenninica, viceversa, possiede cristalli prossimi allo scioglimento, e in parte si trova già sotto forma di acqua: è dunque densa, pesante, compatta, intrisa di acqua, trovandosi a una temperatura vicina allo zero.

Diversamente dalle due conifere sopra citate, il faggio, l’albero che cresce spontaneo sui monti della nostra Provincia, sembra trovarsi perfettamente a suo agio nei nostri climi: perdute le foglie, i rami del faggio affrontano le pesanti nevicate dei nostri inverni adottando un comportamento flessibile; carichi di neve appenninica, sono capaci di piegarsi fino a terra senza spezzarsi, pronti a risollevarsi allo scioglimento della neve con l’arrivo della nuova stagione.

Per questa ragione non sembra convenire, a lungo termine, la scelta delle Conifere come il peccio e il pino nero nei rimboschimenti dei nostri rilievi più alti: prima o poi, la pesante neve appenninica danneggerà queste specie arboree, e in fondo non farà che facilitare il ritorno della specie adatta ai nostri climi, il faggio.

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