Acqua notizie lunedì, 18 gennaio 2010

Le acque di Haiti

acqua-haitiNoi non ci pensiamo. E neppure ci viene in mente.

Ma per i soccorritori che stanno andando ad Haiti la priorità non è solo il cibo, l’assistenza medica, è anche un’altra. È quella dell’epidemie.

Colera, tifo, dissenteria. Nomi che in Italia facevano paura quanto la peste, flagelli che decimavamo le popolazioni e si abbattevano come castighi divini su città e campagne. Ma erano le città del Medioevo, del Rinascimento, dell’acqua da andare a prendere nei pozzi, delle fognature quasi inesistenti, della convivenza quotidiana fra uomini e animali. Condizioni igieniche di prima della rivoluzione industriale. E nessuna casa aveva l’acqua corrente.

Per chi ha una certa età, forse il ricordo sbiadito di una possibile epidemia di colera ci arriva sfogliando le pagine di quell’ormai lontano 1973: a Napoli, e si disse che furono le cozze, allevate nelle stesse acque dove si riversavano le fogne dell’intera città, e vendute senza controllo.

Allora, un milione di napoletani vennero vaccinati, e gli allevamenti di cozze del golfo di Napoli distrutti. Per noi, in Liguria, il solo fastidio fu che vennero proibiti i gelati artigianali, e fu un regalo insperato per gli industriali del gelato confezionato. Ci adattammo.

Colera, tifo, dissenteria. Ed è l’acqua a veicolare queste epidemie: la trasmissione di malattie come appunto il colera, il tifo, la shigellosi (ossia la dissenteria di origine batterica), l’epatite A e molte gastroenteriti di origine virale avviene per via oro-fecale: in bocca finiscono acque contaminate da scarichi civili, contenenti residui fecali. E in troppe parti del mondo, purtroppo, ancora oggi quelle acque si bevono perché spesso non c’è altra acqua da bere, oppure perché non si sa che quelle acque sono infette.

Ci vorrebbero dei potabilizzatori, si dice. Bisognerebbe bollirla, l’acqua, prima di berla. O metterci del disinfettante. O tutt’e due. Certe guide turistiche lo scrivono, consigliando i viaggiatori in procinto di partire per qualche Paese del Terzo mondo. In Africa ad esempio. O comunque dove ci sia povertà, dove nessuno ha mai potuto costruire reti fognarie, o è riuscito a tenere separate la rete bianca da quella nera. Ammesso che esistano, reti bianche e reti nere.

Haiti è un Paese povero, il secondo più povero del pianeta (credo che il primo sia la Sierra Leone, ma le classifiche lasciano il tempo che trovano). Le immagini che ci scorrono davanti sono quelle di distruzione. Sono favelas, bidonville, ma anche grandi alberghi, ospedali, persino il palazzo presidenziale. In certi posti forse, prima del sisma, l’acqua si poteva bere, o almeno trovare confezionata. Ora non più. E in certe case, anche se non in tutte, c’erano rubinetti, docce, scarichi: lì le acque non si mescolavano, almeno dentro gli appartamenti. Ora si mescolano.

Adesso ci viene in mente, quanto è preziosa l’acqua. L’acqua potabile.

Da uno dei tanti notiziari di questi giorni:

(ASCA) – Roma, 15 gen – Quattro esperti della Croce Rossa Italiana in potabilizzazione dell’acqua e logistica raggiungeranno nelle prossime ore il delegato Cri già presente ad Haiti, Michele De Tomaso. I quattro operatori italiani partiranno insieme alla missione della Croce Rossa Danese per costruire un campo base e coadiuvare il lavoro della Società consorella, con l’impegno di subentrare nel tempo nella gestione del campo. La Croce Rossa Italiana garantirà l’autosufficienza logistica agli operatori che partiranno con razioni di sopravvivenza, acqua e attrezzature logistiche.

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