In questa rubrica, vogliamo aiutare i docenti nel loro lavoro, evidenziando alcuni problemi che gli allievi possono incontrare nell’apprendimento dei fenomeni relativi all’acqua.
Il primo problema riguarda il ciclo dell’acqua. Il ciclo dell’acqua, al contrario dei cicli biogeochimici (carbonio, azoto, eccetera), non prevede trasformazioni della materia, se non di tipo fisico: la quantità di acqua che viaggia nelle diverse fasi del ciclo è in pratica la stessa.
Non avendo implicazioni di tipo chimico, quindi, il ciclo dell’acqua dovrebbe essere il più facile da apprendere. I nostri studenti spesso hanno già acquisito dimestichezza con il concetto di ciclo, che in genere è stato compreso proprio quando si è spiegato loro il ciclo dell’acqua, sin dalle elementari.
Recenti ricerche didattiche hanno tuttavia evidenziato, fra gli studenti delle superiori, come proprio tale modello sia stato appreso dagli allievi in modo rigido, così da non essere individuato con disinvoltura nella realtà. In altre parole, il modello in loro possesso è generale e generico. Il pericolo principale per la comprensione del ciclo dell’acqua sta infatti nella eccessiva semplificazione del modello.
Tanto per cominciare, non ha senso parlare di un ciclo chiuso e definito, in cui il percorso delle molecole d’acqua sia fissato in un’unica direzione: non si spiegherebbero fenomeni quali la pioggia sul mare, o i fiumi che portano una quantità inferiore di acqua rispetto al bacino imbrifero, o la formazione di nubi su terre e foreste. Eppure gli studenti vedono che talvolta piove sul mare, ma hanno altrettanto ben presente il disegno del ciclo dell’acqua proposto dal libro di testo. E in quel disegno l’acqua dalla superficie del mare evapora soltanto, mentre è solo sui sui rilievi che condensa e ricade come pioggia.
La realtà che i nostri studenti vivono e vedono ci racconta invece di piogge sulla costa e di boschi montani che traspirano arricchendo l’aria di vapore…
Più che di un solo ciclo dell’acqua, l’insegnante (e con loro ogni autore di libri di testo) dovrebbe abituarsi a parlare di cicli dell’acqua, al plurale, e non al singolare; perché la realtà del pianeta ci mostra una serie di cicli, tutti tra loro collegati; e i disegni che ci descrivono i cicli idrologici andrebbero resi più complessi, facendo notare che nello stesso punto dove ha piovuto ci può essere evaporazione, oppure infiltrazione nel suolo, o assorbimento da parte dei vegetali, o spostamento laterale grazie ai corsi d’acqua… rischierebbe di essere senz’altro riduttivo ed incompleto parlare del ciclo dell’acqua considerando solo l’evaporazione dei mari, la pioggia sui rilievi e la formazione dei corsi d’acqua che dai monti tornano al mare.
E ci sarebbe da parlare anche dell’apporto delle acque sotterranee, ma su questo tema torneremo la prossima volta…
Prossime puntate:
- Le acque sotterranee non sono blu
- Non esistono sorgenti di vetta
- L’invisibilità del vapore acqueo


