Ancora oggi non è chiaro se fu la necessità dell’irrigazione a determinare il sorgere delle città, o se fu la concentrazione di grandi masse di coltivatori a promuovere nuove tecniche di utilizzo dell’acqua. Dalle prime dighe sul corso del Nilo, nel 4000 a.c., alle dighe delle Tre Gole della Cina odierna, ogni civiltà si è confrontata con la crescente domanda d’acqua. E quando le riserve naturali sono diventate insufficienti è stato necessario creare un’alternativa: gli invasi artificiali. Due sono i fattori che determinano il tipo di diga da realizzare: la disponibilità dei materiali da costruzione in loco e le condizioni geologiche del sito.
Ecco perché le dighe costruite ammassando materiali presenti in loco, come terra e pietrame, sono le più utilizzate. Il numero di queste dighe è aumentato per le minori sollecitazioni trasmesse ai terreni circostanti. La grande diga di Assuan, in Egitto, è costruita su fondamenta di sabbia e ghiaia. Ma le dighe a terrapieno sono anche le più complesse per via dei problemi di tenuta e stabilità.
Nel 1611 a Pontalto, in Austria, viene costruita la prima diga ad arco. La resistenza di queste dighe è legata agli archi che scaricano la spinta dell’acqua sulle sponde della vallata, dette spalle, come l’arco o la cupola nell’architettura gotica scaricano il proprio peso sulle fondamenta. A seconda della forma della valle in cui sorgono possono essere a curvatura semplice o doppia.
Dal XIX secolo l’impiego del calcestruzzo armato ha permesso la realizzazione di numerose dighe a gravità, riconoscibili per la forma dritta o leggermente incurvata. Gli sbarramenti costituiti da blocchi di calcestruzzo, spessi alla base e più sottili alla sommità, necessitano di un territorio geologicamente stabile. La diga a gravità Grande-Dixence in Svizzera è costruita su roccia viva.
Una variante delle dighe a gravità è la diga a contrafforti, o a gravità alleggerita. La parete verso monte sostiene l’invaso mentre i contrafforti (muri verticali triangolari) scaricano il peso dell’acqua sulle fondazioni. Il minor peso della struttura è adatto ai terreni poco consistenti, come nel caso della diga Daniel Johnson sul fiume Manicouagan, in Canada.
Gli sbarramenti artificiali possono assumere diverse funzioni. E’ il caso delle dighe mobili del complesso MO.S.E.. Il sistema di paratie mobili a scomparsa dovrebbe permettere di isolare la città di Venezia dal Mare Adriatico, evitando ulteriori fenomeni di allagamento ed erosione.
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