Acqua curiosa giovedì, 4 giugno 2009

La storia delle terme

terme_caracalla-romeDa secoli la nostra specie conosce le proprietà medicamentose delle acque termali. Eccone una breve storia di come sono state sfruttate, costruendo intorno alle sorgenti termali importanti centri di salute e benessere.
Le antiche civiltà del Mediterraneo conoscevano bene le proprietà terapeutiche delle acque termali. Ippocrate, il padre della medicina classica, incoraggiava il ricorso alle terme e decantava le virtù delle acque minerali e delle sorgenti calde nel suo “Uso dei liquidi”.
Spesso, era la presenza della divinità a conferire poteri quasi magici alle acque calde e ai vapori che sgorgavano dalle profondità: presso il tempio di Apollo a Delfi, la sacerdotessa Pizia, avvolta dai fumi, prediceva il futuro e i destini delle città-stato della Grecia antica.

Dopo e più dei Greci, i Romani esaltarono questo strumento di cura e di benessere con la costruzione di monumentali thermae pubbliche che si affiancavano al balneum privato. Nella sola Roma imperiale c’erano più di 800 stabilimenti termali pubblici e privati; oggi si ammirano ancora le terme di Diocleziano e quelle di Caracalla.

In tutto l’Impero i Romani sfruttavano le acque sia per finalità igieniche che curative; le terme rappresentavano anche un luogo di incontro: accanto agli stabilimenti vennero creati parchi e giardini, musei e biblioteche. Il ricorso ai bagni termali coinvolgeva persone di tutte le classi sociali, e il costo d’ingresso era contenuto.

Medici romani come Galeno, Celso e lo stesso Plinio confermavano i benefici delle acque termali, classificate in base alle caratteristiche e alle terapie.

Con la caduta dell’Impero Romano, si verificò un declino delle terme come fenomeno culturale e sociale, e nel corso del Medioevo la pratica termale venne limitata al solo uso terapeutico.

A partire dal XIII secolo gli studiosi mostrarono un interesse più sistematico verso le acque termali: fra i molti scienziati e medici che scrissero sull’argomento, citiamo Pietro d’Abano, Pietro da Eboli con il suo De Balneis Puteolanis, Gentile da Foligno, Ugolino da Montecatini autore del Tractatus de Balneis ed Andrea Bacci con il De Thermis.

Dal XVII secolo in poi, molte località termali si andarono trasformando in centri di villeggiatura e di vita mondana: la loro urbanistica si arricchì di splendide ville, alberghi, viali e giardini. Parallelamente, i progressi della scienza consolidarono le conoscenze sulle proprietà delle acque termali.

Il mondo delle terme conobbe il suo apogeo agli inizi del ‘900: frequentate dalle classi alte, le terme erano luogo di incontro quasi obbligatorio per imprenditori, politici, artisti e intellettuali.

Nel dopoguerra, con l’inserimento delle terapie termali nel Sistema Sanitario Nazionale e nei livelli essenziali di assistenza, si ebbe la stagione del “termalismo sociale”, che permetteva costi contenuti per ampie fasce di popolazione.

Oggi, le difficoltà economiche in cui versa la Sanità nazionale e le comodità dei viaggi all’estero hanno in parte ridotto il successo dei centri termali, che conservano tuttavia non solo la loro efficacia terapeutica, ma anche il loro fascino.

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