Acqua curiosa lunedì, 15 giugno 2009

Gli sport acquatici

nuotoMuoversi sull’acqua, nell’acqua, sott’acqua. Nato come specie terrestre in savane e foreste, l’Uomo si è saputo adattare anche ad ambienti che non sono terrestri. Molto per necessità, come per quei popoli che traggono dalle acque il proprio sostentamento, per il bisogno di spostare se stessi e le proprie merci da un luogo all’altro, ma molto anche… per sport.
Gli sport che hanno a che fare con l’acqua sono numerosi. E’ tradizione che nel calendario delle Olimpiadi si inizi proprio con le discipline acquatiche, dove primeggia il nuoto, nei quattro stili codificati dalle regole internazionali: stile libero (un tempo definito crawl), dorso, rana e delfino.

Gli sport che hanno a che fare con l’acqua sono numerosi. E’ tradizione che nel calendario delle Olimpiadi si inizi proprio con le discipline acquatiche, dove primeggia il nuoto, nei quattro stili codificati dalle regole internazionali: stile libero (un tempo definito crawl), dorso, rana e delfino.
Due di questi stili sono ispirati da animali acquatici, e in tutti ogni atleta sogna di avere mani e piedi palmati. Fra parentesi: il nuoto pinnato esiste, ma non è riconosciuto come disciplina olimpica. Accanto al nuoto fanno bella mostra di sé le discipline dei tuffi, della pallanuoto e del nuoto sincronizzato (che è solo femminile e di gruppo).

Di imbarcazioni per muoversi con rapidità e perizia sull’acqua c’è bisogno nelle discipline come la vela, il canottaggio, il kayak. Di volta in volta prevale la potenza, l’agilità, la capacità di interpretare gli elementi.
Nella vela è interessante notare come, nel rapporto millenario fra la sua imbarcazione e il mezzo acquatico, l’uomo abbia sviluppato un suo linguaggio, che tiene conto della tecnologia come delle condizioni ambientali in cui si muove, diretta eredità del linguaggio marinaro con cui l’uomo si è mosso su mari ed oceani.
Nella vela olimpica sono in scena solo alcuni tipi di imbarcazioni, che cambiano spesso a seconda delle edizioni. In queste discipline l’ultimo arrivato è il windsurf, la tavola a vela, pensato incrociando la vela ed il surf; quest’ultimo, assente alle Olimpiadi, pur essendo molto spettacolare, è troppo legato alla variabilità delle condizioni ambientali per poter avere eventi agonistici programmati.
Sono assenti dalle Olimpiadi anche le barche ipertecnologiche che caratterizzano la Coppa America: per essere riconosciuta disciplina olimpica, infatti, una pratica sportiva deve avere un numero sufficiente di atleti tesserati a federazioni presenti in un numero altrettanto sufficiente di Paesi nel mondo (per questo la Formula 1 non sarà mai disciplina olimpica).

Se la vela richiama il mare, il canottaggio ed il kayak richiamano le acque continentali: i laghi, i fiumi e i torrenti. Sono acque lente, ferme, piatte quelle del canottaggio, del kayak e della canoa, dove si richiedono potenza, stile e coordinazione. Sono acque in movimento, turbolente ed irte di ostacoli quelle della canoa fluviale, dove l’atleta ha bisogno di agilità, forza ed equilibrio.

E’ un poco curioso pensare che lo sci alpino, effettuato sulla neve, abbia fatto da modello allo sci nautico, in cui l’atleta sfrutta il traino di un motoscafo per muoversi sull’acqua senza affondare: le tre principali discipline dello sci nautico sono infatti quelle dello slalom, del salto e delle figure (che richiama lo sci acrobatico). Lo sci nautico, che comunque non è sport olimpico, può servirsi di due sci o di una tavola, ma può anche essere praticato a piedi nudi.

Non appartengono alla cultura olimpica due sport che appaiono, se vogliamo, agli antipodi: la motonautica e la pesca. La prima è velocità, rumore e tecnologia, la seconda è pazienza, lentezza e silenzio.
Silenzio e lentezza caratterizzano tutti gli sport subacquei: è il silenzio che accompagna chi si immerge negli abissi, chi esplora gli anfratti rocciosi della costa, chi armato di fucile va in cerca di una preda. Il movimento nell’acqua è più lento, il problema, per noi animali terrestri, è quello di respirare.

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